MACHISSENEFREGA!
Riflessioni semiserie e seminò di S, trentatreenne romano,
non particolarmente depresso, ex-speaker in radio, giornalista, blogger per caso, ex single convinto attualmente pentito, alla perenne ricerca del divertimento puro (e non il divertissement di Pascal), quello che in tutta una vita dura sì e no otto minuti e trentasei secondi

LE CREATURE

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Distorsioni

Distorsioni a quattro mani

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ATARU GREATEST HITS


Del meglio del mio meglio

LIKE
> la sincerità anche brutale
> le patate fatte in tutti i modi
> l'ironia pungente demente o intelligente (soprattutto in una donna)
> la sigaretta dopo il caffè
> l'odore della pioggia
> stare in spiaggia a guardare le stelle
> il freddo
> i dolci dopo cena
> gianduia e cioccolato fondente
> trovare qualcosa per terra
> i boschi dove quasi non filtra la luce del sole
> dare una colonna sonora ai ricordi o a quello che vedo
> l'odore dell'olio rifritto e quello della benzina
> dormire abbracciato alla persona cui voglio bene
> i baci dietro le orecchie
> i primi piatti soprattutto con verdure o pesce
> quando qualcuno mi ricorda cose che ho detto o fatto e io non me le ricordavo
> i rice crackers
> il long island ice tea
> ascoltare una canzone che mi piace con il repeat finchè non mi nauseo
> le novità
> il cinese di via Bragadin
> Liv Tyler
> cazzeggiare fino a tardi chiacchierando in macchina e facendo zapping con la radio
> le sfide
> gli anni 80
> il mare d'inverno
> la mia Mini, ma anche il modello nuovo
> chi stimola la mia attitudine polemica, ma tanto si sa che alla fine ci si fa una risata
> leggere il Corriere(DELLO SPORT,ovvio)buttato sulla moquette di camera mia
> le telefonate lunghe con la persona giusta
> le magliette stupide che compro in Sardegna
> l'aria che respiri quando stai in vacanza
> gli ultimi 6 mesi dell'anno
> i film di Tim Burton,quelli di Vanzina e quelli di Tarantino
> essere considerato diverso da tutti
> essere egocentrico a tal punto da far ricadere l'attenzione su di me ad ogni costo ,anche quando mi gira male e non dico niente
> scrivere un editoriale
> i dischi in vinile che colleziono
> andare alle 2 dal pizzettaro di via Elio Donato e prendere un euro tra bianche e rosse
> le fontanelle per strada(specie dopo il pizzettaro!!!)
> quando cambio abbigliamento
> i gatti
> una canna quando mi va
> la faccia da bambina
> andare al Loran Club e sentirmi a casa
> giocare a biliardo
> stupire la persona a cui voglio bene e farlo il più spesso possibile
> chi mi stupisce
> tornare a casa e accendere il pc e il televideo
> giocare a trivial
> stare nel letto quando fa freddo di mattina
> mettere insieme canzoni che mi ricordano un momento particolare e magari farci il cd
> riguardare le foto e notare particolari che non avevo mai notato prima
> cazzeggiare al negozio di Alberto
> Estella Warren
> dire una mezza verità,ma mai mentire
> il Vicks Sinex
> avere sempre qualcuno con cui uscire,anche tutte le sere
> tutto ciò che è mio
> l'odore del pane appena fatto
> scoppiare i pallini della plastica che si usa per imballare le cose fragili
> la notte
> SOFFRIRE PER UNA RAGAZZA
> i viaggi on the road
> i vecchi film horror
> essere guardato negli occhi e ricambiare,magari da chi non conosco
> le case abbandonate
> la curiosità morbosa
> i nomi delle vie
> la geografia
> la pasta burro e parmigiano
> la cultura giapponese
> le mie piante grasse
> i film con Peter Sellers
> la mia Piccolina
> continuare a scrivere qui e sapere che farei l'alba ma tanto non finirei


DEEZLIKE

> il prosciutto crudo
> chi dice le cose alle spalle
> svegliarmi la mattina presto
> l'odore di chiuso che sento in radio quando arrivo
> i ragni(ho paura)
> seguire troppe regole
> la politica
> la sinistra
> chi è troppo di sinistra o di destra ed è convinto che tutte le ragioni stiano dalla sua parte
> gli eccessi
> chi si fuma troppe canne
> i peperoni
> dover andare di fretta
> i fenomeni di massa
> la house
> la latino americana e i balli di gruppo
> le festività
> il lunedì e la domenica
> i picnic
> le gitarelle fuori porta in mezzo al casino
> il carnevale e il dovermi mascherare per forza
> gennaio perchè è un mese di 31 lunedì
> i locali piccoli che vanno tanto di moda e dove non si respira
> i calabresi
> il caldo
> sudare
> Schumacher e Valentino Rossi(ma lo sto rivalutando)
> il sole quando è troppo luminoso e caldo
> il giorno
> chi non mi ascolta
> i coatti
> i troppo pariolini
> i troppo alternativi
> la Smart
> la maggiorparte di quello che fanno in TV
> quelle che se la tirano
> quelli che credono di essere più colti o intelligenti perchè hanno una laurea o leggono i libri,ma tanto poi li sputtàno e ne so più io!:þ
> la mentalità chiusa
> il buonismo
> il diritto
> gli occhiali che mi si sporcano in continuazione
> i preservativi
> chi si mangia le unghie
> SOFFRIRE PER UNA RAGAZZA(COME SOPRA)
> perdere
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> stare a casa tutto il giorno senza uscire nemmeno un'oretta


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venerdì, 09 maggio 2008

BARCELLONA, I TASSISTI E I COLORI

(on the air: Infadels - Make Mistakes)

Questa storia comincia su un aereo che mi riporta a Roma. Anzi finisce, ma ho deciso di farla cominciare da qui. Dall'impazienza di fumare una sigaretta appena fuori dalle enormi porte a vetro dell'aeroporto di Fiumicino tra uno schizzo di pioggia e l'aria fresca e umida delle dieci di sera. Ma facciamo un salto indietro. I tassisti di Barcellona sono perlopiù onesti, ordinati e hanno ognuno un loro stile, adatto a tutte le situazioni. Così, se devi andare dall'aeroporto Prats fino all'albergo futuristico sull'Avinguda Diagonal accanto a quello strano e ambiguo coso che risponde al nome di torre Agbar, il tassista non ti fa sentire nostalgia dell'Italia. Non se ne sentiva il bisogno, ma la sua compilation inanella Tozzi, Pausini, Battisti, Cocciante e altri italiani, rigorosamente in spagnolo. L'impatto barcellonese è frenetico perché devo anche incontrare mio cugino, che lui il suo soggiorno qui lo sta concludendo. Metro, Plaza Catalunya è immensa, calda e piena di turisti alle tre del pomeriggio. Un immenso fiume di gente che dopo due chilometri di rambla, sfocia in mare. Ah sì, la Rambla. Un posto pieno di grandiosi artisti di strada dai travestimenti più improbabili, indigeni rilassati, viaggiatori di ogni razza ed età, ristoratori senza scrupoli e borseggiatori mimetizzati. Capita che incontri Cristoforo Colombo che non guarda proprio verso l'America, direi più verso l'Africa, ma che importa, era convinto di aver scoperto l'India. C'è gente che prende il sole appesa a un ponte di legno che collega un centro commerciale in mezzo al mare al resto del mondo. La prima sensazione che ti dà Barcellona è quella di non essere chissà dove. Non dico che ti senti a casa, ma nemmeno all'estero. Sarà che in fondo siamo tutti latini. Ben presto ci verranno a noia i cambi da una metro all'altra. Chilometri di scale e corridoi con le gambe segate. Di sera si mangia più tardi, alle nove è giorno, Passeig de Gracia è uno stradone elegante che tra un palazzo e l'altro nasconde edifici di rara bellezza; puoi imbatterti, per citare le più celebrate, nella Casa Batllò di Gaudì con il suo tetto-drago o nella Pedrera-Casa Milà con le sue inconfondibili guglie bianche. Il delirio modernista è sempre presente nella capitale catalana. Colori, forme appuntite e arrotondate, armonia. Forse è per questo che Barcellona è tremendamente fotogenica.

Per arrivare al Parc Güell con l'autobus numero 24, è un viaggio della speranza. Ma poi ne vale la pena, tra finte grotte, terrazze panoramiche, casette da favola e il drac, il lucertolone più colorato del creato. E in una piazzola nel bosco, sembra di stare a Cuba col gruppo di turno che suona (bene) Oye como va. Qui la latino-americana la tollero di buon grado, c'è un posto adatto per tutto. E Gaudì sia. Il tassista che ci porta alla Sagrada Familia mentre siamo spersi in un quartiere residenziale tentando di orientarci invano, ascolta musica commerciale, pezzi storici, i Police. Cose rilassanti, dopo la paura di rimanere sotto il sole e perdere ritmo e gambe in un colpo solo. Due uomini nudi, reduci dal sit-in della PETA ci passano accanto e non è un bel vedere. La Sagrada è un'imponente incompiuta. Bella, bellissima, eppure mi emoziona poco. Sarà che mi sento troppo piccolo rispetto a quelle punte che volevano arrivare direttamente a punzecchiare Iddio. Eh, Gaudì. Casa Batllò vista da dentro è un capolavoro di eccentricità colorata senza eguali. Soprattutto se visitata dopo mezzo litro di vischiosa sangrìa accompagnata solo da una tortilla de patatas o una crema catalana. La sera infatti è crollo. Cena alle undici al pub di un centro commerciale di fronte all'albergo. Poca qualità, molta scortesia. Mica come la sera prima, al ristorante galiziano tra tapas e paella.

La successiva alba è vagamente riposante: le rovine romane dell'antica Barcino, i vicoli medievali del Barri Gotìc, sembra quasi di stare a Roma. Il chiostro pieno di oche starnazzanti della Cattedrale gotica è un signor chiostro, pure con le palme. La rilassante Plaza Sant Jaume ci rifocilla con i bocadillos di Bocatta. Ma poi è il momento di andare al Camp Nou,  un vero tempio del calcio. L'autobus ti lascia a pochi metri dallo stadio, ma l'ingresso per la visita è lontano. Bellissimo, d'accordo, però collegarlo meglio sarebbe stato un atto di pietà nei confronti  dei nostri arti. Ronaldinho in 3-D, Messi cartonato, merchandising di tutte le fogge, lo stadio è ancora più grande e spettacolare di come te lo immagini, arrivare a un passo dall'erba è emozionante come sedersi in tribuna d'onore e avere un colpo d'occhio straordinario o guardare da vicino la Coppa dei Campioni strappata alla Sampdoria sedici anni fa. Mas que un club. Altro giro, altro taxi, c'è la funicolare per Montjüic che ci aspetta. Il tassista ascolta musica leggera spagnola. Su a Montjüic non c'è molto a parte il panorama, però ci piace e peraltro dopo la funicolare ci vai con la teleferica. Ritorno, doccia e via per lo spettacolo di fontane. Che qui non hanno molta acqua, ma le colorate fontane musicali sono un simbolo e ne sputano ettolitri in mezzo a Plaza de Espanya. Le note sono a tema acquatico, da La Sirenetta al Titanic, oh c'è persino Porta a Porta, ehm, Via col Vento. Anche se poi Freddie Mercury e Montserrat Caballè interpretano questa città in maniera sontuosa e sbaragliano tutte le altre colonne sonore. Il tassista più pittoresco che ci capiti lo becchiamo alle undici di sera: a bordo ha il navigatore, la radio che spara musica tradizionale spagnola della peggior specie e sul sedile destro, sua moglie che gli legge le strade. Cena sul mare a base di fideuà (la paella con la pasta al posto del riso) e vino bianco nel pieno del sabato tra ragazzine ubriache, che ti chiedi perché a vent'anni invece di fare il coglione in Sardegna non eri qui a fare incetta, e rimorchioni in tiro che passano da un locale all'altro. Noi si fanno quasi le due. Taxi, musica disco, letto.

Ok, ok mi sbrigo che non ce la fate più. Fast Forward: andate a vedere il Palau della Musica Catalana nel placido quartiere di Urquinaona. Ne vale la pena, ma prenotate con un giorno di anticipo la visita guidata. Noi l'ascoltiamo in catalano e si capisce. Splendido e punto. Poi saliamo fino agli ottocento metri del monte Tibidabo, tra una chiesa gotica e un luna park un po' sinistro, una funicolare che si arrampica e un panorama mozzafiato. A Sant Gervasi ci sono le ville extralusso e due vecchine mi indicano la strada giusta per prendere l'autobus in direzione Casa Milà/Pedrera. Folle capolavoro, mi scappa ancora questa parola davanti al genio di Antoni Gaudì. Sul tetto ci stiamo quasi un'ora, sarà per quello che ci siamo vagamente abbronzati? L'aperitivo si fa nel malfamato e alternativo quartiere del Raval. Ad accompagnarci è un tassista col codino che ascolta roba virtuosa tipo Jimi Hendrix e John Petrucci con l'I-pod attaccato all'autoradio. Croquetas de jamòn da mangiare, Cava da bere, Barcellona-Valencia in diretta, si sta bene al Raval. Compro anche una maglietta al mercatino da una simpatica ragazza che fa la grafica. Di nuovo movida e cena sul lungomare di Barceloneta con tanto di ulteriore aperitivo di gazpacho alla fragola. Anche qui i colori la fanno da padrone. I locali sono uno più trendy dell'altro. Ci godiamo anche un lieve accoltellamento in diretta con annesso arrivo della polizia a mò di telefilm. Il ritorno in taxi ce lo facciamo ascoltando la diretta radiofonica di Osasuna-Real Madrid, che assegnerà la scudetto al Real e confezionerà un'altra cocente delusione per il popolo blaugrana.

Sì, finisco. Santa Maria del Mar è un'altra cattedrale gotica di tutto rispetto. La Boqueria è il mercato più bello che esista, credetemi. Il trionfo, ma guarda un po', dei colori. Ti godi il tutto con in mano un ottimo frullato di frutta al naturale, te lo fanno assaggiare per strada e poi inevitabilmente lo compri perché è buono. Non lo prenderei mai altrove, ma c'è un luogo per tutto, appunto. Il tassista che ci porta all'aeroporto, now playing Bob Sinclair e altra roba disco, ci fa pagare un botto rispetto alla media bassa degli altri. È l'ultimo. Ci attende lo sfigato gate 17 dell'aeroporto,  una hostess che prima dell'atterraggio sbotta a ridere al microfono e non si riprende più, ma per fortuna stavolta i passeggeri non fanno l'applauso cafone all'atterraggio. All'andata sì. Italiani, bleah. Da quell'ultimo taxi all'atterraggio passano circa quattro ore. Nelle quali concludo che anche in Spagna si sta molto meglio che da noi, che c'è anche molto più ordine e pulizia, che la gente è meno cafona, che si mangia bene e imparerò a cucinare le mie tapas preferite, che tornerò a Barcellona, che insieme alla Noe si viaggia sempre sul velluto e non è cosa da poco. Da quell'ultimo taxi all'atterraggio penso a quella sigaretta da fumare accanto alle porte a vetro. La fumo. Hasta pronto.

In copertina: foto di me medesimo - I comignoli di Casa Milà, seppia.

strade

elucubrato da AtaruMoroboshi // maggio 09, 2008 03:32 // commenti (12)
domenica, 27 aprile 2008

VI LASCIO QUI. VI DISPIACE?

(on the air: Hercules and Love Affair - Blind)

Si avvicina il primomaggio e dunque la partenza per Barcellona. Facciamo così, vi avverto prima: salvo bisogni grafomani irrefrenabili non scrivo più fino al ritorno e un po' oltre (torno il 5 sera).

Sinceramente non vedo l'ora di lasciarmi alle spalle il lavoro degli ultimi giorni, l'essere perennemente stanco, la sensazione che qualsiasi cosa faccia preferirei essere lontano anni luce da qui, la gente che convinta della propria scelta va a votare per Rutelli  e il suo clientelismo, la macchina dal meccanico, Roma e i suoi lavori in corso da una vita, i suoi coglioni che ti vengono addosso col suv e col motorino, il blog da aggiornare, i problemi degli amici, i problemi degli affetti, i problemi miei. Insomma il trituramento di coglioni quotidiano, il nuntereggaeppiù.

Si avvicina la partenza per Barcellona.  Sinceramente non vedo l'ora di essere sull'aereo a tenere la mano della Noe al decollo, che nessuno di noi ha paura di morirci, però è ancora un modo innocente per emozionarsi. Non vedo l'ora di sentirmi di nuovo straniero in un paese straniero, di non sentire parlare dialetti noti ad ogni angolo di strada (anche se poi da qualche parte li sentirò), di abitare in una camera che non rivedrò mai più, di andare in giro senza nessuno che mi rompe con l'elenco delle cose da fare oggi e domani, di sfogliare in santa pace la guida e decidere dove andare, di vedere un mare che non è il mio, di ridere in mezzo a gente che con me non c'entra una mazza, di lasciarmi affascinare da Gaudì e dal suo modernismo esagerato, di girare per le Ramblas qualsiasi cosa esse siano, di fumare dentro un locale, di pensare di aver scoperto un posto che non ci vanno i turisti anche se poi di certo non è vero, di fare foto a qualsiasi stranezza mi capiti a tiro, di discutere in due su che strada prendere sapendo che la mia scelta è quasi sempre quella sbagliata, di parlare delle altre città dove sono stato per concludere che c'è sempre un angolo che ti ricorda un altro angolo di mondo, di racchiudere tutto ciò che mi serve in un bagaglio a mano, di avere un altro posto da raccontare con trasporto per il resto della mia vita, di assaporare cibi e tramonti nuovi, di sfamare la mia vorace curiosità, di trovarmi altrove.

Quando si arriva in una città nuova non ci sono che strade a perdita d’occhio e file di palazzi prive di senso. Tutto è misterioso, vergine. […] Basta un attimo, e tutto questo ci appartiene, perché ci abbiamo vissuto.  […] Urquinanona: questo nome dal suono vagamente Sioux si andava ad aggiungere alla lunga lista di parole in origine stravaganti che accumuliamo in qualche angolo del cervello. Urquinaona ormai troneggia accanto a untume, catapulta, upupa, decubito, cumulonembo, Ulan Bator, Uma Thurman. È diventato normale e familiare. Un giorno, quando sarò tornato a Parigi, anche la peggior sfiga si trasformerà in un’avventura straordinaria, in virtù del meccanismo idiota per cui i giorni più tetri di un viaggio e i momenti più sordidi sono quelli che tendiamo a raccontare con maggiore entusiasmo.

(Romain Duris,  "L'Appartamento Spagnolo")

strade, ataru quotidiani

elucubrato da AtaruMoroboshi // aprile 27, 2008 12:34 // commenti (21)
martedì, 22 aprile 2008

ESTERNO, NOTTE

(on the air: Meg - Distante)

Il lunedì è quello che è, la serata più vera per andare in giro. Non è il venerdì delle sgallettate che strillano, non è il sabato dei coglioni che guidano. Non è neanche il mercoledì del cinema ridotto, nè la domenica della cena fuori perché sennò si fa tardi. Non è neanche martedì o giovedì, perché fondamentalmente il lunedì è un mondo a parte. In qualche anfratto del blog di sicuro ho già parlato del miglior giorno della settimana per uscire. Stasera gli abbonati del lunedì, Ataru e mr.Wolf sono in tourneè presso un noto pub dell'isolato. Tempo bruttarello, parcheggio non vicinissimo, niente ombrello perché siamo i gggiovani più gggiovani. E decidiamo financo di inaugurare la stagione all'aperto, vista la scelta del tavolo fuori. Con noi altri compagni di sventura: una tranquilla coppietta di pischelli che sembra siano lì per fumare un intero pacchetto di sigarette e nient'altro, tre ragazzine caciarone, due ragazze mascoline, un gruppo di amici anonimi. Tempo dieci minuti e cominciano i lampi, poi i tuoni, poi il vento devastante, infine il diluvio che dirgli universale è sminuirlo. Il gruppo di amici anonimi cede e scappa dentro, mentre altra gente urla come se fosse al lunapark, perché magari la furia degli elementi fa un po' paura. A noi arrivano poche gocce, ma siamo comunque al coperto, ci godiamo il temporale sperando che finisca, altrimenti si passa la notte a bere Tennent's Super e vi dirò, non è che proprio ci faccia schifo. La coppietta non beve le birre piccole ordinate, sia lui con la maglietta precisa a righe, sia lei biondina, continuano a fumare senza mai interrompere. Cazzo quanto fumano, anche con gli schizzi di pioggia a un centimetro. Fumiamo anche noi e magari qualcuno penserà la stessa cosa, però la nostra birra nel boccale almeno scende di livello. Le tre ragazzine reggono bene, le due mascoline sono sbracate sulle panche e ridono. Poi arriva l'habituè per eccellenza, detto lo Scrittore. Sempre solo, sempre a comporre non si sa bene cosa, sempre una birra piccola, sempre una sigaretta in bocca. Ha i capelli ricci lunghi ed è zuppo, ma non si rassegna. Chi gliel'ha fatto fare a venire? Soprattutto a scendere dalla macchina quando l'intensità delle acque è pari all'Iguaxù. Cazzi suoi, lui qui ci campa, guai se non viene. Cedono le ragazzine, che vanno via in motorino quando diminuisce l'intensità della pioggia, ma una, la più carina delle tre, corre a piedi in salita sul viale col casco in testa. È scema. Forse. Noi stiamo per cedere mentre qualcuno strilla su un autobus alla fermata, le porte si aprono, si chiudono, non succede niente, l'autista accelera e si porta via chissà quale storia notturna. Smette di piovere. Lasciamo lo scrittore a meditare, la coppietta a consumare stecche di sigarette, le due mascoline a godersi il resto del maltempo. Noi si cambia posto. Altro pub storico, vicino l'Olimpico. Altro giro altra birra, certo. Intanto quattro ragazzi giocano al gioco delle mani una sopra all'altra con tanto di schiaffoni violenti. Capito quale? Vabbè io non ci gioco dalle elementari. Prendono tequila, limoncelli  e cose varie. Brindano all'ano. Contenti loro. Bo, basta, ho tagliato corto. Bello il lunedì notte, anche adesso che a intermittenza ributta giù acqua piovana a garganella.

ataru quotidiani

elucubrato da AtaruMoroboshi // aprile 22, 2008 02:15 // commenti (14)
venerdì, 18 aprile 2008

QUISQUILIE

(on the air: Trabant - Waste Of Time)

Cosa succede in questi giorni?

Gli scienziati hanno scoperto la voce dell'uomo di Neanderthal ricostruendone la trachea. Questa simulazione vocale della lettera E è il risultato. Ecco, mi sembra candidata alla vittoria per la notizia più idiota dell'anno. Non ci credete? Aprite il link e ascoltate l'amico progenitore. Ieri ero in ufficio e non smettevo di ridere, andavo al cesso e ridevo da solo, adesso ancora rido. A quando la lettera O dell'uomo di Cro-Magnon? E il rutto del brontosauro pleistocenico? Visti i soldi che avranno stanziato per la ricerca, credo che presto mi farò finanziare con un miglione di dollari anzi, meglio di euri, per ricostruire il grido di dolore del paramecio.

Sono assolutamente affabulato dalla blaxploitation anni settanta. In particolare dalle colonne sonore dei film. È vero, c'è arrivato molto prima Quentin Tarantino. Ma lasciatemi ascoltare Bobby Womack e Curtis Mayfield in santa pace.

Permettetemi infine di biasimare con tutto me stesso, la canzoncina lagnosa e perforante della pubblicità della Tim. Cheppoi ho saputo che l'originale era dei Beatles. Mi rendo conto di andare controcorrente, ma una volta di più capisco perché i Beatles non sono mai entrati nelle mie infinite playlist. Vorrei sapere ove si annidano i bambocci che hanno procreato quel coretto infernale per staccargli una ad una le corde vocali. È un incubo. Accendo la tv e devo abbassare il volume, accendo la radio e mentre guido m'incazzo e giro la rotellina del volume. Eppure poi mi entra in testa e non riesco più a liberarmene. La sensazione è sgradevole. Sono tentato di cambiare gestore telefonico, se entro una settimana non rimettono nello spot un qualsiasi brano cialtrone di Bob Sinclair o un urletto sincopato di Christinona Aguilera.

Questo succede. Adesso tuona, vado a godermi il temporale tra un Bobby Womack e una sigaretta, mentre controllo come procede l'allungamento delle basette.

ataru quotidiani

elucubrato da AtaruMoroboshi // aprile 18, 2008 02:04 // commenti (19)
martedì, 15 aprile 2008

IL PAESE

(on the air: Arctic Monkeys - If You Were There, Beware)

Premetto che comunque mentre scrivo mi viene anche da ridere, tanto per non spaventare il lettore di fronte a uno sfogo terrificante e senza appello. Non lo è, è solo un impasto di pensieri che avevo già in testa da un po'. Sì, non mi gira benissimo, ma non imbraccio il fucile. E intanto i manifesti strappati agonizzano in mezzo alla strada.

Liquido il risultato elettorale in poche parole: voi che festeggiate, voi che piangete, ma che cazzo avete da festeggiare? che cazzo avete da piangere? Giuro che non capirò mai l'essere, inteso come subumano, italiano. Abbiamo politici, sindacalisti, capi, incapaci, mafiosi, raccomandati. Inutile dire se ce ne siano più di qua o di là. C'erano, ci sono, ci saranno. Punto. C'erano col governo di destra prima, poi con quello di sinistra, poi con quello di destra, poi con quello di sinistra, e via dicendo. Sono tutti rimasti al loro posto. Provate a tirare fuori la parola qualunquista, dai, fa tendenza e non va mai troppo fuori tema. Il male del paese (massì usiamo questo terminucolo abusato dai giornaletti che ogni giorno sfogliate con avidità), non sono loro, siete voi, sono anche io, tutti assuefatti a un sistema corrotto radicato dai tempi degli antichi romani. Però. Ditemi, voi che festeggiate, voi che piangete. Voi che sperate/speravate che veramente cambi/cambiasse il cazzo di qualcosa, senza nemmeno rendervi conto di quanto ogni giorno ve la prendiate dove non batte il sole. Ditemi perché. E qui aggiungerei anche: se la mucca fa mù il merlo non fa mè. Personalmente non ho ancora avuto le palle di andarmene via dal paese, forse perchè in fondo ancora ci campo relativamente benino e perché senza dubbio la cucina è migliore che all'estero, ma ci penso sempre di più. Ci vogliono le palle. E non mi viene da vomitare perché ha vinto il Nano, non mi sarebbe venuto da vomitare nemmeno se avesse vinto Uolter. Mi viene da vomitare per quelli che festeggiano, per quelli che piangono. Per quelli che ci credono ancora. Ho finito di schifarmi coi politici, coi capi, adesso tocca a voi di cui sopra, mi dispiace.

E ora veniamo a queste giornate fantastiche. Ieri sono andato a vedere Ascanio Celestini e forse ero l'unico in sala a non aver votato a sinistra, però m'è piaciuto. Oggi piove e c'è il sole. L'altro giorno, per continuare l'epopea dei fritti, ho pagato una porzione di olive ascolane al prezzo di due. Poi? Ah sì, mi rode il culo per svariate ragioni. Ma sono assolutamente cazzi miei, non del paese.

ataru quotidiani

elucubrato da AtaruMoroboshi // aprile 15, 2008 19:00 // commenti (8)
venerdì, 11 aprile 2008

L'EPOPEA DEI FRITTI

(on the air: Lara Martelli - Stupid Desires)

Mi scuso per la prolungata assenza ma questa settimana l'ho trascorsa in apnea e oltretutto al momento manca ancora un giorno di lavoro. Una settimana pesante come il piombo. Però spiegatemi perché domenica scorsa al ristorante ho ordinato un supplì e due crocchette di patate e mi sono stati recapitati due supplì e otto crocchette? Il cameriere era forse Gesù? Dopo la moltiplicazione dei pani e dei pesci, arriva quella dei fritti, aggiornate il vangelo. Il Messia veste camicia bianca e pantaloni neri e lasciando il frittume in tavola, mi dice che non importa. Io penso "non li pago". E invece il menù riportava supplì un euro cadauno, crocchette 0,50 cadauna. Prezzo dei fritti sul conto: dieci euri dieci. Non solo li ho pagati tutti, ma li ho pagati di più. E s'è fregato anche il resto di cinquanta centesimi che per sfregio non avrei mai lasciato come mancia. Altro che Cristo, te sei Barabba. Buonasera e arrivederci. Per un po' lì non ci torno. Stessa zona, tre giorni più tardi, qualche metro più in là, pizzeria al taglio che fa anche le pizze tonde. Stavolta, trepidante per l'inizio della partita, accelero le ordinazioni. C'è una signorina dietro il bancone, mica Gesù. Pregusto l'assaggio dei fritti e ordino, tra le altre cose, un supplì e due crocchette di patate. Daniele De Rossi va dal dischetto, undici metri di dolore, io sovrappensiero, avendo già consumato il supplì, vado ad addentare una crocchetta. E invece no, è un supplì, cazzo. Così, se io ordino una palla di riso, automaticamente ne pago due, ne mangio due, ne digerisco due e via dicendo. Le crocchette erano giuste, però questi fritti che li mordi, li bagni quindi con la saliva e si moltiplicano manco fossero Gremlins hanno caratterizzato la settimana. Sto in apnea, stanco, affogo nell'olio di semi di girasole. E il riso, più che una lieta reazione, diventa una pietanza vagamente indigesta.

Non vi resta che consigliarmi il modo migliore per annullare le schede elettorali. La situazione è che mi tocca andare a votare per il sindaco, altrimenti sarei rimasto a casa come spesso ho fatto in passato. Stavolta già che ci sto, per le politiche annullo. Ditemi voi cosa scrivere o disegnare sulla scheda, accetto suggerimenti.

ataru quotidiani

elucubrato da AtaruMoroboshi // aprile 11, 2008 01:54 // commenti (17)
lunedì, 07 aprile 2008

DUE-CENTO! DUE-CENTO!

(on the air: Guillemots - KrissKross)

Mentre scrivo, mancano  diciotto accessi al faticoso numero duecentomila. Per il centomila ci misi molto meno, ma da quando ho smesso di postare tutti i giorni e mi sono felicemente allontanato dal triste giro che conta (fino a dieci?), quello delle blogghestar da pollaio, mi ritrovo ancora qui.  Ho fatto un refresh, ne mancano diciassette. Sentite, se qualcuno che passa da qui è il fancazzista numero duecentomila, faccia una foto al contatore farlocco sulla sinistra del blog. Cosa si vince? Un grazie formato famiglia, per dirla alla Maurizio Seymandi. O se preferite, una biglia con la foto di un ciclista, un posacenere cinese, un tiro a segno con lo strappo, un avanzo di gel per capelli o un originale pelouche di Napo orso capo. Insomma con queste ghiottonerie, non potete non essere voi il numero duecentomila. Il centomila lo screencapturai: a forza di refresh mi premiai da solo. Ma visto che ho sonno e me ne vado a letto, pensateci voi, cari lettori. Meno sedici intanto.

blogcirconferenza

elucubrato da AtaruMoroboshi // aprile 07, 2008 02:35 // commenti (19)
venerdì, 04 aprile 2008

UN GIOVEDI' AGRODOLCE

(on the air: Kings Of Convenience - I Don't Know What I Can Save You From)

In comune tra ieri mattina e ieri sera c'è l'aria frizzante che filtra dal finestrino. L'aria di  questa primavera un po' ballerina che tutto sommato stavolta si fa almeno un po' apprezzare da me. Il cielo terso di una giornata di montagna, il vento del nord che ti fa pensare una volta di più che sarebbe ora prima o poi di rimontare sugli sci. Ormai l'anno prossimo. Come dico ogni anno. Il sole caldo che ti fa venire voglia di stare fuori e l'aria secca che non ti fa sprecare una sola stilla di sudore. Così il cielo di ieri mattina. Il cielo del tardo pomeriggio fatto di sarcasmo, dubbi, sorrisi, speranze, ha qualche nuvolone grigio neanche troppo all'orizzonte. Ci sono vuoti da riempire al più presto anche solo con una telefonata, c'è chi mi urla dietro che sono un qualunquista, che proferito da un povero ragazzotto che distribuisce volantini per il centrosinistra (ma poteva essere anche il centrodestra), per me è solo un grosso complimento. Sputo via da qualunquista il pomeriggio, affogandolo in due spritz, uno arancione e uno rosso. Il cielo della notte invece, è lì a guardare le luci di Roma con le nuvole rade e un elicottero che chissà perché fende l'aria già inquieta di mezzanotte. La vita, il lavoro, tutto come il solito telefilm dove gli attori a un certo punto mollano perché stufi, per un'altra opportunità o semplicemente per scelta personale. Ed è proprio la notte che dirige con maestrìa una cena insolitamente poco fracassona e molte risate a crepapelle, condite da un pizzico di malinconia di fondo. Ti accorgi, quando arriva il momento di un arrivederci a presto o tardi, di quanto alcune persone, in un anno passato gomito a gomito, ti lascino dentro. Ogni volta che qualcuno è partito, che fossero amici o colleghi, mi sono sentito un punto fermo, quasi immobile, senza mai spiegarmi se fosse un bene o un male. Continuerò a non capirlo finchè un giorno magari sarò io a fare quel passo in più. O forse il mio ruolo è quello, l'ho scelto io, l'ha scelto qualche entità per me e allora mi godrò la solita instabile stabilità senza lamentarmi e senza tradurre il tutto in un'inappropriata quanto superficiale definizione di mediocrità. E mi ci farò sopra un'altra fragrante e croccante risata.

È così questa primavera. Agrodolce, di un piacere snervante, di un'energica stanchezza. Ecco, direi che la stagione del risveglio della natura quest'anno è decisamente un ossimoro. E per una volta almeno, mi è quasi simpatica.

Accendo la radio e fa...io non voglio crescere, andate a farvi fottere.

ataru quotidiani

elucubrato da AtaruMoroboshi // aprile 04, 2008 02:54 // commenti (13)
mercoledì, 02 aprile 2008

LO ZAPPING NELLA MENTE

(on the air: Reverend And The Makers - Open Your Window)

C'è il capitano Picard che parla con Spalletti e gli dice che sì, hanno giocato male. Spalletti con sarcasmo toscano gli risponde per le rime dicendogli che senza dubbio il capitano Kirk aveva più sex appeal. Io intanto decido di andare a Barcellona, trovo un loft, ma poi leggo che intorno è pieno di malavitosi rumeni. Picard ce l'ha coi romulani, saranno forse parenti dei rumeni? Intanto Cristiano Ronaldo la inzacchera per bene e tanti saluti a Doni e al signor Spock. Però a Barcellona ci vado lo stesso, parlando con una birra e un hot dog ho capito che la strada è quella. Eppoi mi piace il nome della fermata della metro Urquinaona, devo assecondare certe sensazioni. Picard e Spalletti sono ancora lì che litigano, quando arriva Franceschini, quello del piddì che sembra un po' Fini e c'è -sorpresa- anche Fini. Allora non ci capisco più una mazza e mi compare Walter Zenga. E Zenga è pelato. Non che non si vedesse nel Novanta ai mondiali delle notti magiche, aveva quei capelletti così sottili che si sapeva che sarebbe finito come Spalletti e Picard, che intanto hanno smesso di litigare e si sono messi a insultare Zenga istesso. Prendo la pillola rossa, così ritorno alla cruda realtà. Niente zapping nel cervello, per oggi può bastare, ho già fuso.

in copertina: Edouard Manet - Il bevitore di assenzio

fenomenologia dell insano

elucubrato da AtaruMoroboshi // aprile 02, 2008 01:49 // commenti (9)
sabato, 29 marzo 2008

NON LEGGETE QUESTO POST

(on the air: White Rose Movement - Love Is A Number)

È decisamente un sabato mattina come tanti: c'è il sole, mi sono alzato da poco, ho sonno, non so cosa farò più tardi. Ho un viaggio da organizzare perché sento che è già troppo tempo che sto fermo a Roma e questo comincia a darmi sui nervi. Certo prima di un mese non se ne parla, ma l'importante è che se ne parli  e relativamente presto. Nel frattempo tocca resistere tra il traffico, i quaranta minuti per parcheggiare in alcuni posti, gli impegni mondani che ci sono e quelli che non ci sono che non ti sta mai bene niente. Il sonno arretrato che bussa alla porta, il leggere stronzate colossali sui giornali, sui programmi elettorali dei due infimi buffoni che si contendono la poltroncina, ma anche sui blog (non vi ammorbo con il caso chiusura-Blogbabel, anzi sono molto fiero del fatto che buona parte dei miei lettori non sappia neanche cos'è Blogbabel e spero sia così per sempre). Resistere al lavoro noioso e al possibilissimo mancato aumento di stipendio. Persino alla gente che cammina per strada. Anche se in questi giorni sto facendo incetta di ringraziamenti (!) di gente che attraversa sulle strisce perché ho deciso di farli passare tutti e sempre, come dovrebbe essere e contrariamente al radicato uso comune di tentare di ucciderli. Sono solo un po' stanco di questa città: è ciclico e quando succede, va preso il primo aereo. Nel mio caso magari prendo il quarto o il quinto. E ricordatevi di spostà le lancette avanti di un'ora stanotte. Oh mi rode pure per quello, che i ritmi vanno a farsi benedire. Mi rendo conto che qualcuno leggendo questo post potrebbe pensare che sono un imbecille, che i problemi sono altri, che due palle e che qua e che là. Ecco, democraticamente rispondo sticazzi.

il post inutile del sabato

elucubrato da AtaruMoroboshi // marzo 29, 2008 12:39 // commenti (22)
martedì, 25 marzo 2008

PRONTO, CHI PASQUA?

(on  the air: Supergrass - Bad Blood)

Se davvero è passata la pasqua qualcuno dovrà pure averla vista. Di certo qualcuno che si vanti di aver la vista buona. La pioggia cadeva copiosa come le cavallette d'Egitto, le nespole della Siria e le azioni in borsa. O la borsa o la vita, o il portafoglio o i fianchi, sono scelte diverse ma spesso redditizie per rapinatori e donne a dieta. Cheppoi con un tempo così, si poteva scegliere di stare a casa a coltivare i propri interessi. Conosco un tale che è talmente appassionato di Tolkien che invece della sala hobby, a casa ha la sala hobbit. A tavola mangiando un quintale di abbacchio, avrà impersonato il signore degli agnelli. Qualcuno più megalomane e più ghiotto ha risolto e ha risorto il risotto, ma s'è spaventato e s'è dato alla macchia in cerca di una lavatrice. Ma io non ho visto le uova di cioccolato nè l'uovo di Colombo, nè tantomeno le uova di Fabergè che saranno state per conto loro. Del resto si sa, chi fa da sè Fabergè. E nessuno che abbia parlato del mistero Pasquale, l'intrigo di un uomo del sud che probabilmente non si era fatto gli affari suoi. E il coniglio? Saltato. Possibilmente con del prezzemolo, grazie. Ma perché il prezzemolo sta sempre in mezzo? È un assunto, ormai. Ha un contratto a tempo indeterminato con la cucina. Ma dico io! Io. Se davvero la pasqua è passata senza farsi vedere, adesso cosa succederà? Non vedremo più nessuna festa comandata? E come faremo senza il natale, il primomaggio, la battaglia dei pianeti, la tauromachia delle zanzare, la festa del coccio, del cocco e del c/o, il presso postale, che se proprio non lo sapevate e io non lo sapevo, significa care of. Che tristezza senza ferie. Parcheggiamoci nell'insipienza, trifoliamoci nel fango, ascoltiamo cos'ha da dire il mango, fustighiamoci col gatto a nove code e col cane a sette orecchie, cerchiamo il senso occulto dell'etica kantiana, cantiamo il culto sensato del cerchio etico, non ci interessiamo di galline, ma battiamoci perché si sappia chi è che insabbia la seppia. Se ho insinuato in qualcuno di voi le radici del dubbio presto vi cresceranno dentro fruttuosi alberi di incertezze. E non stupitevi se poi comincerete a parlare della correlazione tra pitone e pitale (e io non sbaglierei mira se fossi in voi), tra illuminismo e Indonesia, tra spilla e pertugio, tra la candeggina e l'apparir del nero, tra lo zolfo e il gigante Gargantua, tra il bisonte bisunto e la tenia tenente. Allora se parlate senza cognizione di causa è inutile che diciate che pasqua è passata e nessuno l'ha vista. Piuttosto lasciatemi in pace e non mettetemi in croce.

fenomenologia dell insano

elucubrato da AtaruMoroboshi // marzo 25, 2008 13:43 // commenti (16)
venerdì, 21 marzo 2008

TANTO È VERO

(on the air: Osanna - Non sei vissuto mai)

Sono in ufficio e sono estremamente occupato. Tanto è vero che posto da qui per la seconda volta in un anno. Tanto è vero che ascolto rock anni settanta dal pc di un collega che ho avvertito del post. Tanto è vero che trovo piacevole la lenta digestione di un ottimo piatto di tonnarelli mari e monti. Tanto è vero fuori piove e non piove. Tanto è vero che a Pasqua e Pasquetta mi sa che non farò un cazzo e tutto sommato manco mi dispiace. Tanto è vero che non mi va di dire tanto è vero.  Tanto è vero che pappappero. Tanto è vero che c'è del lavoro da fare e non lo sto facendo perché tanto in fondo non c'è niente di urgente e chimmecorredietro? Tanto è vero che con due ore di anticipo sull'orario, tra dieci minuti mi metto in vacanza fino a martedì. Buona Pasqua a chi resta, a chi va e a chi non ha deciso. 

ataru quotidiani

elucubrato da AtaruMoroboshi // marzo 21, 2008 15:56 // commenti (24)
domenica, 16 marzo 2008

UN UOMO E IL SUO SONNO

(on the air: The Rakes - The World Was A Mess But His Hair Was Perfect)

In questo periodo ho sonno. Sono un maledetto stereotipo primaverile. A me essere uno stereotipo non piace, figuriamoci poi primaverile, che io la stagione degli amori  la denuncerei, le farei causa e secondo me avrei pure qualche speranza di vederla condannata. Eppoi dormo quando non dovrei dormire e magari non dormo quando dovrei. Stanotte ho tentato di vedere il gran premio d'Australia di Formula Uno, alle 5,30 una volta ci arrivavo senza problemi, e invece niente. Ho ceduto prima, durante Lola corre, che lo volevo pure vedere, fanculo. Mi sono svegliato un paio di volte, il tempo di capire che vinceva Hamilton. Io non sono nemmeno un appassionato di motori, nè soprattutto di Ferrari, buonanotte. Però stamattina faceva caldo e sognavo alcuni amici che tardavano a un appuntamento. E alla fine m'è toccato svegliarmi verso mezzogiorno, troppo presto accidentammè. L'altra notte ho sognato Raimondo Vianello che fuggiva sui tetti come Lupin e io dovevo seguirlo in quanto suo complice. Invece poi un'altra volta, visto che avevo la finestra aperta per il caldo ed erano le tre o le quattro di mattina, ho cominciato a sentire gli uccellini là fuori. Che invero, rompevano i coglioni.  Essi conversavano piacevolmente e io tentavo di capire di cosa stessero ciarlando.

Primo uccellino: cirp cirp cip cip cirp (possibile traduzione: questo albero è comodo, vero? altro che quei due cosi spennati vicino l'Ikea)

Secondo uccellino: cip ciurp ciorp cip (possibile traduzione: eh ma infatti restiamo qui e intraprendiamo un business con le cornacchie, che ne so, estorciamo cibo ai piccioni)

Primo uccellino: ciiiip! (possibile traduzione: si può fare!)

Secondo uccellino: cicicicip (possibile traduzione: imitavi Gene Wilder in Frankenstein Jr o Walter Veltroni durante un comizio del Piddì?)

È stato a quel punto che, perdendomi la risposta, ho lasciato il testimone al sonno.

ataru quotidiani

elucubrato da AtaruMoroboshi // marzo 16, 2008 13:09 // commenti (18)
martedì, 11 marzo 2008

TUTTO IL RESTO È SOIA

(on the air: The Hoosiers - Worried About Ray)

La routine mi risucchia di nuovo. Mi alzo la mattina tentando di scavalcare quello che devo fare in ufficio e pensare a cosa farò la sera, quando lo zombie automatizzato lascerà il passo a un personaggio-ombra che sfrutta quelle tre o quattro ore di svago. Che esse consistano in una festa delle medie, tutti in circolo a mangiare patatine, o nel mio sesto concerto dei Subsonica con un'acustica da urlo. Che si sente male pure quello, mortacci del Palalottomatica. Che sia una cena tra amici o un sereno scambio di visioni della vita tra cugini. O semplicemente sia la tranquillità di una passeggiata di quartiere e di qualche graditissima coccola. La tosse, quella tosse che ti fa raccogliere i polmoni nel lavandino, ha calato il suo fottuto sipario, meglio così. Ho il sospetto però, che la stanchezza contro cui ogni mattina mi ritrovo a soccombere, sia noia. E mi fa specie che mi sia arrivata la quasi certezza del rinnovo del contratto fino a metà 2009 e che non abbia accennato nemmeno un un solco lungo il viso come una specie di sorriso. Il che, lo dico per chi ha voglia di far polemica e scassare le palle con discorsi banali da c'èchistapeggio, non significa sputare sul mio lavoro. Ma è legittimo essere annoiati, è legittimo avere qualche aspirazione in più. È sacrosanto pensare di valere un po' di più e non accontentarsi mai. E forse paradossalmente più invecchio e più non mi accontento. Dicono che dovrebbe essere il contrario, che poi le velleità, le ambizioni, col tempo si affievoliscono.Vattelappesca. No, non mi interessa mica sentirmi dire di cercare un altro lavoro; nel caso, lo so da solo. Solo che magari uno usa il blog per dire cazzate, ma qualche volta il sottoscritto l'ha usato anche come sfogo. No, non sono mica un dead man walking, in fondo lamentarsi pour parler fa parte della sciocca o troppo intelligente indole umana, almeno di chi è sveglio e non ha messo il cervello in naftalina. Avere una coscienza ben riposta da qualche parte porta anche alla sarcastica lamentela. E non solo, ti fai anche domande senza risposte del tipo: perché si sprecano milioni per la campagna elettorale più ridicola della storia? Perché adesso tutti i colleghi imbrattacarta usano la parola pizzini e prima ancora furbetti del quartierino? e mi incazzo per queste idiozie da minorati. Perché una zanzara (che ho ucciso) mi ha già punto? Perché il tambrullostoppio veggigargavollo non esiste? eh cazzo? Perchè?

fenomenologia dell insano, ataru quotidiani

elucubrato da AtaruMoroboshi // marzo 11, 2008 01:04 // commenti (17)
martedì, 04 marzo 2008

LE SETTE MERAVIGLIE DI ATARU

(on the air: Elio e le Storie Tese - Parco Sempione)

Dice che visto che ho commentato proprio quel post, adesso mi tocca rivelare sette miei segreti inconfessabili. È una catena e non ho una mazza da scrivere sul blog. Ergo, per questa volta la accetto. Rabbrividite pure.

1) Vergogne musicali: per un certo periodo della mia vita, seppure breve, ho ascoltato a manetta Tiziano Ferro. Accadde ai tempi di X-dono e Imbranato. Mi appello alla vostra clemenza, in fondo ho già scontato la pena ascoltandolo. 

2) Vergogne cinematografiche: in realtà non è vergogna, io ne vado fiero. In 33 anni di vita non ho mai e sottolineo mai visto Guerre Stellari, Grease ed E.T. Non ho mai visto nemmeno Full Metal Jacket e Apocalypse Now. E Arancia Meccanica e Il Gladiatore non ho finito di vederli perchè mi annoiavano.

3) Vergogne culinarie: la notte del Capodanno del  2000 in Sardegna, divorai con gusto un piatto di profiterol (panna, crema e cioccolato) con le lenticchie per compiacere una fanciulla. Sempre sul culinario, non so se vi scandalizza il fatto che davanti a un piatto di carbonara, uno di amatriciana, uno di lasagne e uno di pasta burro e parmigiano, scelgo senza indugi e rimpianti quest'ultimo.

4) Vergogne telematiche: più di una volta in chat mi spacciai per una lesbica. Una volta risultai talmente credibile che dopo un po' di giorni di chiacchiere convinsi una ragazza omosessuale a fare outing coi genitori. Chissà se la tipa mi sta ancora maledicendo o ringraziando. Mi sembra che il mio nome fosse Carlotta.

5) Vergogne fisiche: ho il terrore del corpo umano. Mi spiego, tutto ciò che è sottopelle e in particolare l'apparato circolatorio mi fa senso (attenzione: vene, arterie, ma NON la vista del sangue che non mi fa nè caldo nè freddo) anche solo a sentirne  parlare. Rischio il vomito/svenimento, anche adesso che l'ho scritto.

6) Vergogne vanitose: un paio di volte mi sono imbiancato i capelli col talco per vedere se brizzolato sarei ancora più affascinante. Inutile dire che il sale e pepe mi dona moltissimo.

7) Vergogne virili: piango ogni volta che vedo il finale del film Mignon è partita. Ho pianto, e avevo già una bella età, per uno dei miei cartoni preferiti: Maison Ikkoku o Cara Dolce Kyoko che dir si voglia. Ammetto di essermi commosso anche davanti a Elliot il drago, Titanic e Nei panni di una bionda.

Ora che mi sono sputtanato per bene (e non ho pubblicato la ridicola lettera che feci recapitare il penultimo anno di liceo, da un mio amico a quella che mi piaceva) scarico la catena a chi la vuole raccogliere. Che non si dica che io costringo qualcuno a fare qualcosa. E fàtela, stronzi!!

catene

elucubrato da AtaruMoroboshi // marzo 04, 2008 21:29 // commenti (41)
 
OLTRE LO SCHERMO
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Alethea
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Cavuccio
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Hagi
Il merdoso e sfigato mondo di Noreen
Il Tempio di Shynlimay
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Kappa
Kela
La Dolce Pelle
LA KRI!
La Pisella
La Ste (foeura dai ball!)
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Oltre lo schermo senza link: ex blogger e lettori Cippalippa
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BLOGROLLING, QUESTO SCONOSCIUTO
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